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VinoPakravan Papi, Maremma che vini!

Pakravan Papi, Maremma che vini!

di MARCO GATTI, pubblicato il 09.07.2021 su ilgolosario.it

In Val di Cecina, da vigne che guardano il mare, circondate da un bosco fitto di ottanta ettari, grandi bianchi e rossi con due fuoriclasse su tutti, Cancellaia e Gabbriccio. È grande Toscana!

Galeotta fu l’acqua, quella dell’alluvione del 1966, che sommerse Firenze. Quel frangente così drammatico, il momento in cui Cupido scaglia i suoi dardi facendo sbocciare l’amore tra due “angeli del fango”, Amineh Pakravan, affascinante studentessa iraniana, ed Enzo Papi, giovane toscano di Vada, una frazione di Rosignano, tutt’e due accorsi per dare una mano. Non si sono più lasciati. Con uno strano scherzo del destino, che poi li ha visti, dopo il matrimonio nel 1969, legare le loro vite, nel segno non dell’acqua, ma del vino. 

L’idea di una vita insieme in campagna, si concretizza quando la coppia rimane folgorata dalla bellezza di un angolo di Maremma, affascinante, dove c’è un’antica tenuta, in località Ortacavoli a Riparbella (PI), con ottanta ettari di bosco e due case coloniche da anni abbandonate. È luogo isolato, ma che Enzo conosce e a cui è affezionato perché vi accompagnava negli anni dell’adolescenza il padre in battute di caccia. L’incanto di quel fazzoletto di terra che guarda il mare entra nel cuore subito anche ad Amineh, medievista con tesi sul territorio del Chianti, con passione per il gusto. Con l’acquisto nasce la Pakravan Papi.  


Negli anni ’80, la realizzazione di un sogno fino a quel momento tenuto nel cassetto, produrre vino. Gli esordi con una prima piccola vigna, di mezzo ettaro, di sangiovese e malvasia, messa su con i pali delle traversine della ferrovia acquistati in offerta.
“Rien sans raison”, la scritta che campeggia su ognuna delle bellissime etichette, la sintesi della filosofia che da subito ha ispirato il loro lavoro.

Presa consapevolezza, con le prime bottiglie prodotte quasi esclusivamente a uso famigliare, della vocazione della tenuta alla produzione di vini di altissima qualità, agli inizi del nuovo millennio, la svolta. 

Con il nuovo progetto viene avviata la collaborazione con Graziana Grassini, enologa di caratura internazionale, con cui matura l’idea di affiancare ai vitigni autoctoni, sangiovese della varietà piccolo e malvasia toscana, appunto, cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, chardonnay, riesling. E nello stesso tempo viene affidato a Stefano Pinzauti, agronomo tra i più apprezzati in Toscana, il lavoro di corrispondenza tra suoli e vitigni. Una scelta di grande lungimiranza, cui si deve l’aver individuato tre diverse tipologie di terreni, ossia terreni di argille a “palombini”, marna tipica anche delle migliori zone del Chianti Classico e di Montalcino, ideale per sangiovese e parte del cabernet sauvignon, i terreni cosiddetti “gabbri”, caratterizzati da rocce di origine vulcanica miste ad argille di sedimento, con un mix ricco di componenti minerali che vanno bene per chardonnay, cabernet sauvignon e merlot e infine i terreni di sabbie, limo e argille, che riguardano la parte più lontana dal corpo aziendale, esposta al nord, e più fresca, sono ideali per il riesling.

Oggi i frutti di questo percorso, ora portato avanti con entusiasmo dai figli Chiara e Leopoldo, con la sua Francesca Filippone, sono una serie di vini di classe. 
A partire dalla splendida Malvasia toscana, vinificata in purezza con tecnologie moderne che utilizzano la fermentazione a bassa temperatura (16 °C), dalla giusta aromaticità, ma con note non invasive, cui si accompagnano profumi floreali di acacia e agrumati, note di mandorla amara, sorso fresco d elegante, per un bianco che stupisce per struttura e persistenza. Una scommessa vinta, il Ribellante Igt, con cui la sfida era dimostrare che anche il riesling può avere un suo ruolo, e niente affatto di secondo piano, in Toscana, “ribellandosi” al luogo comune che in regione vorrebbe valorizzati solo gli autoctoni bianchi. Da qui il nome ispirato dalla Divina Commedia di Dante che per spiegare come mai al poeta latino Virgilio fosse stato negato il Paradiso, gli fa dire «Perch’io fui ribellante alla sua legge».


Blend di chardonnay, riesling, malvasia di Candia e malvasia toscana ha colore giallo oro, profumi di pompelmo, raffinata mineralità che si esprime con note di idrocarburi, gusto sapido e freschezza che ne rende dinamica la beva. Guarda alle grandi interpretazioni francesi, il Serra De Cocci, chardonnay in purezza che, dopo fermentazione in barrique e affinamento per 8 mesi sulle fecce, si propone con profumi intensi di agrumi e di acacia, aromi di frutta matura, eleganza al palato data dalla spiccata mineralità conferitagli dal suolo.


Di grande fascino i quattro rossi che abbiamo degustato. Si segnala per gli eleganti profumi floreali, di giaggiolo, e fruttati, di visciola, ben sostenuti da note balsamiche e speziate il Campo del Pari Igt, figlio del “clos” di merlot che gode della posizione della cima della collina della tenuta, e che è accompagnato da piccole percentuali di cabernet sauvignon e cabernet franc. 

È Supertuscan che parla il dialetto toscano, il Prunicce Igt, che vede il sangiovese di Riparbella fare matrimonio d’amore con il cabernet sauvignon, in un intrigante mix di freschezza e potenza, dove spiccano le note di marasca e prugna matura su un sottofondo piacevolmente speziato. 
È vero fuoriclasse, il Cancellaia Igt, taglio bordolese di cabernet sauvignon (60%) e cabernet franc (40%) dove quest’ultimo conferisce suggestiva mineralità e nota balsamica che dà profondità, a un bouquet ampio e ricco dove si susseguono profumi di frutti maturi e di prugne, note di menta e raffinata speziatura. 
A conquistarci, e a rivelarsi vero coup de couer, infine, il Gabbriccio Igt, il cui nome evoca i “gabbri”, ossia i terreni di argille e rocce di effusione, ed è rosso che nasce da una vigna autoctona di sangiovese piccolo, dove sole e terreno argilloso gli conferiscono una struttura che privilegia gli aromi freschi e fruttati e complessa speziatura capace di sfidare il tempo. Assaggiato nella versione del 2013, ha colore rubino profondo, ancora integro, naso di emozionante intensità e finezza, che si propone con profumi di rosa e viola, poi lampone, ciliegia, prugna, quindi con rinfrescante balsamicità e profonda speziatura, mentre al palato ha corpo, tannini ben integrati, freschezza e sapidità che rendono il sorso un vero invito alla beva, con un finale lunghissimo.

Questa è grande Toscana!   

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