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Nel terzo decennio del secolo XVIII, il l marchese Ginori ricevette in feudo dal Granduca di Toscana i principali castelli della Val di Cecina, al confine con la contea di Bolgheri dei Gherardesca, con l'impegno di bonificare le paludi della foce del fiume che costituiscono la propaggine settentrionale della Maremma Toscana. Costruire canali, deviare torrenti, prosciugare stagni necessitava di molte braccia che occorreva alloggiare in un posto salubre. A questo scopo, il marchese individuò un'altura boscosa sulle prime colline che guardano il mare, facilmente raggiungibile dalla costa.
Là, egli fece costrure due grandi case che si ergono sulla pianura costiera, offrendo un'ampia veduta che dalla punta di Castiglioncello, immortalata nelle pitture dei Macchiaioli, si distende verso il promotorio dell'etrusca Populonia e da cui lo sguardo può raggiungere l'isola d'Elba, la Capraia, la Gorgona fino alle montagne della Corsica, accennate all'orizzonte.
Occorrevano materiali per costruire case, rinforzare argini, costruire chiuse per regolare il corso del fiume e dei torrenti. C'era bisogno di legname per le fornaci di mattoni, tegole e piastrelle, e per le palizzate ed i ponteggi.
Si iniziò così a disboscare la sommità ed i lievi pendii attorno alle abitazioni; terminati i lavori, gli operai se ne andarono e quelle due case rimasero abbandonate al loro destino. Giunsero allora i contadini e quei terreni, liberati ormai dal bosco si coprirono di vigneti, oliveti e campi di grano... quella che ora è la tenuta Pakravan-Papi.
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